sabato 8 ottobre 2011

IL FUMETTO SI IMPARA?

Avevo 15 anni quando decisi di fare fumetti. Accadde in modo strano.
Quell'estate la passai in montagna con mio papà e un cugino, era morta mia mamma e mentre mia sorella andava al mare con le zie noi facemmo così.
Mio cugino era un po' più grande e voleva fare il giornalista, mi insegnò qualche accordo sulla chitarra e mi disse: Ma tu VUOI fare fumetti!
Io non lo sapevo, li facevo e basta.
Poi accadde che per questioni di università mia sorella avesse scritto a Hugo Pratt (sotto mia spinta interessata) per continuare una tesina molto apprezzata di filologia moderna sul linguaggio del fumetto (Topolino, Jacovitti e Pratt... era appena uscita sul CdP la Ballata del Mare Salato).
Così conobbi Pratt che mi incoraggiò sul disegno e si complimentò sul colore...

Negli anni successivi, completamente autodidatta combinai poco, anche se feci esercizi credo a oggi utili, Pratt mi sgridò dicendo che avevo fatto poco dopo tutte le sue lodi, questo circa due o 3 anni dopo.
A 19 anni cominciai a frequentare Milano, con una cartella sotto il braccio e suonando alle porte più disparate, da Einaudi e Linus, a editori di etichette di vini... gardavo sull'elenco, camminavo, e mangiavo panino sulle panchine dei parchetti.
disegno del dicembre 2008 da caffeacolazione.tumblr.com

Poi arrivò Ravoni con dei consigli, prima ancora Dino Battaglia che mi raccomandò (ma senza esiti) al corrierino, poi Linus e Ottaviano Editore.
Ma non è per raccontarvi i miei inizi. È per dire che facevo da sola, incontrando poi altri appassionati aspiranto, le ragazze con cui cominciare a fare Strix, per poi allontanarmene, o il gruppo milanese di Tettamanti, Mattotti, Uracchi... e altri a seguito. Poi venne Bernardi e Bologna e L'Isola Trovata e poi Storiestrisce e altro ancora.
Imparai da loro e da qualche consiglio di editore, ma era difficile, non c'era la soluzione, non c'era un modo di risolvere un problema o di disegnare una cosa. C'erano discussioni su dove andare, cosa dire e fare, e poi negazioni, non è bello, non rende, non funziona, non mi piace, non è coerente...

Allora nn esistevano scuole di fumetto. A Roma (ma non lo sapevo) cominciavano i corsi di Francesco Coniglio, ma era comunque già tardi, ormai mi ero tuffata.
Per anni poi ho insegnato, alla Scuola DEL Fumetto di Milano (di via Savona) e poi a quella del Castello, di Milano. Ho diretto degli stage di grandi autori al Castello di Ceri. E ora insegno allo IED di Roma.
Le scuole servono?

Non lo so.

Sono convinta che non siano indispensabili, ma che facciano bene sì. Tolgono tempi morti, possono evitare errori dati solo dal contatto editoriale (io sento che ne sono stata vittima, poco adatta a quel mondo). Permettono di ragionare con chi ha gli stesi interessi anche se non li abbiamo come vicini di casa.
Perché sì, Francesco Coniglio lo dice ogni tanto: se i Beatles non si fossero trovati insieme in quello spazio non sarebbero stati i Beatles.
La scuola aiuta chi non ha Paul McCartney come vicino di banco.
Perché è un modo meno parziale e ossessivo di conoscere l'editoria e le sue esigenze. Perché è un modo più morbido di prendere botte sui denti.
La scuola di fumetto o simili fa bene, non è indispensabile, ma è utile, può esserlo molto, e comunque è divertente.


Bene, tutto questo ora apparirà mera pubblicità, ma è qualcosa su cui penso spesso, da autrice e da insegnante e da editor. So che nessun titolo scolastico conta ASSOLUTAMENTE nulla, ma che le scuole fanno uscire molti autori (e altri sono autodidatti).

Ecco dove vado a parare: organizzo e gestisco dei corsi online per adulti e ragazzi, di fumetto e sceneggiatura. Assai democratici, aperti  tutte le età, questi corsi permettono a un prezzo ragionevole, di essere seguiti da persone che studiano, che lavorano, che abitano in paesini... cosa imparano? A scoprire di più il fumetto, a farne forse in un futuro, proseguendo da soli, una professione (poco redditizia ma una professione), a togliersi desideri sepolti, a divertirsi, a esprimersi, a diventare autori.

Poi ci sono questi incontri all'Auditorium di Roma, domani (domenica 9 ) si comincia con Leo Ortolani, l'autore di Rat-Man che ora ha anche scritto un libro sull'adozione di due bimbe e sulla sua dunque recente paternità.

Poi seguiranno Manara, Gipi, Staino... e altri.
Si impara da queste lezioni? Sì. Ma non la tecnica del fumetto, ma quel mistero che è dietro all'opera.
La cosa che accomuna dei corsi annuali con lezioni e compiti, e delle lezioni interviste con una grande platea sono il contatto stretto o meno con l'Autore. Egli sa.

ed è vero, non sa nulla, ma sa perché fa e perché ogni autore pensa a quello che fa, e se agisce anche istintivamente e con l'intuito artistico, altre volte ha pensato a cosa dire  e a come, a che cosa hanno fatto gli autori che ama (o che odia).
Incontrare Leo domani sarà una festa, perché uomo gentile, intelligente e divertente, ma sarà anche utile per dargli da una parte la sua misura di uomo e dall'altra quella di artista, un artista popolare, comunicativo e coerente, per capire che non è una grazia di dio la capacità artistica, ma uno sforzo che parte da dentro e che potremmo scoprire in noi anche senza voler arrivare alla fama e alla fortuna.

Andare a scuola fa bene, se non è la scuola italiana che sempre più viene mortificata e schiacciata, ma di questo mi piacerebbe riparlare.

martedì 4 ottobre 2011

MENU, ASSOCIATION, fratture... e il tempo che passa

Per sapere tutto quello che dice Menu sulla sua nuova casa editrice e su tutta la storia, ecco la versione francese... in parte la tradurrò.
Ma questo post parla anche un po' di amicizie che finiscono.



Intanto mi piace ricordare come conobbi l'Association. Era la mia prima volta ad Angouleme, dunque una ventina d'anni fa. All'epoca l'Association aveva un paio d'anni forse. E stava iniziando a fare i primi Patte de mouche, collana piccolina. Erano stati ospiti alla lungimirante Treviso Comics di Silvano Mezzavilla e lì avevano espresso ammirazione per i primi fumetti di Lorenzo Sartori , di cui in rete ora trovate solo il fumetto fatto attualmente per Focus Junior (assieme a Giorgio Pellizzari ). All'epoca stavo con Lorenzo e così ad Angouleme andammo assieme a trovare i ragazzi Associés.
Conobbi allora soprattutto Menu e Trondheim , poi anche David B.  , ma non subito. Entrambi erano persone curiose, piacevoli e piene di entusiasmo, ma anche con le idee ben chiare. Non si accontentavano di qualsiasi cosa. 
Negli anni continuai ad essere adhérent e abbonata, così collezionai figurine (che un giorno vi farò vedere e sbaverete), cartoline e altre meraviglie, continuai anche ad avere un saltuario rapporto con loro alla fiera francese (per inciso Lorenzo pubblicò poi un bel Patte de mouche), sempre più spesso era Menu quello costantemente in prima linea, allo stand e in tutti i sensi, fu lui anche quello che mi spiegò che la mia storia, proposta per il 2000, non era stata accettata in quanto simile a un'altra. Gradii la spiegazione.
Menu lo pubblicò Coniglio su Blue anni fa, si trattava di un articolo che affrontava con la sua solita ferocia fredda e analitica il fumetto. Il vecchio fumetto e quello nuovo. Menu era il teorico e il portavoce. 
Menu certamente è diventato il capoccia di un gruppo in cui non c'era più la stessa costante presenza di tutti, perché alcuni autori avevano successo, pubblicavano altrove  e a volte tanto (come Trondheim), ma questa non era una novità, accadeva anche prima, e Stanislas era da sempre fondatore con una sua vita più esterna, eppure unito e fondamentale.
Negli anni le cose si sono inasprite, gelosia di Menu per il successo degli altri, o incazzatura data dalla sua purezza, per le mediazioni con un mondo che non riconosceva? Alcol e divorzi, o idee diverse? E chi restava a lavorare dentro?
Ma essere quello che fa di più dà motivo di comandare? di imporsi?

Conosco abbastanza David B., sebbene non in modo approfondito, ho pubblicato e stimo Trondheim, amo gli altri 3 autori e so che sono bravi e intelligenti. A un certo punto Menu, dopo polemiche e anche dopo una grave crisi editoriale, viene estromesso. 
Ma questo è la fine de l'Association, qualsiasi cosa le capiti. 
Hanno sicuramente ragione gli altri, una casa editrice di un gruppo non è la casa editrice di uno. E se le idee, i punti di vista, le cose cambiano? Si evolvono o si tradisce?

Amo Menu, Trondheim, David, amo anche Stanislas, Killoffer e sebbene un po' meno pure Mattt Konture .
Trondheim visto da Berberian

Killofer e Trondheim visti da killofer

E so che ognuno ha ragione dal suo punto di vista.
Che le cose non potevano che andare così.
Che l'Association, gruppo che ha cambiato davvero il fumetto in Francia e fuori, con l'azione del gruppo, ma anche che i fumetti di ognuno al di fuori della casa editrice, l'Association è finita. Perché le cose non sono eterne, perché 21 anni sono tanti, perché la libertà e la rivoluzione devono accettare questa condizione loro interna, si cambia, si cresce, si invecchia, si migliora, ci si deteriora, si scelgono strade diverse. 
L'Association, salvata per un po' dal fenomeno Satrapi, ha sofferto anche la crisi editoriale ed economica di questi tempi, hanno venduto originali, gli autori, per tirar su soldi e pagare impiegati che avevano fatto blocco. E ora? 
Ora si annuncia l'apertura del sito a metà novembre.
Intanto il blog  spiega che c'è un comitato di lettura composto da: rançois Ayroles, Alex Baladi, David B., Jochen Gerner, Mattt Konture, Killoffer, Etienne Lécroart, Mokeit, Jérôme Mulot et Florent Ruppert
 Lewis Trondheim, che scrive il post più recente ed esplicativo è fuori dal comitato  per non creare ambiguità con il suo ruolo in Delcourt, ma resta membro associato. Vedo che manca Stanislas e che ci sono altri nuovi (ma di vecchia data) nomi di autori.
Due note. I codici a barre, che Menu ha lottato perché fossero stampati su adesivi riposizionabili, per questioni economiche saranno stampati sulle copertina (in quarta ovviamente).
Il blog non è aperto ai commenti, perché agli associati gliene frega assai dei mille commentini anonimi dei blog marcescenti (C’est sans doute parce que nous n’avons que faire des mdr et des lol de zozo35 ou de thorgal46. Et que les invitations à aller lire des blogs pourris ne nous intéressent guère plus.) , ma basta scrivere alla mail lhydre@lassociation.fr per partecipare alla discussione e al confronto. 

Ecco, aspetto con il cuore che batte di sapere che succederà alla mia cara Association, ma confesso che da anni Lapin (la loro prestigiosa rivista) era diventata per me costosa rispetto ai contenuti che amavo di meno, per poca presenza dei 6 "capi".

E passiamo a Menu, creatura assatanata, certo, con una visone troppo pura e forse distorta, l'ostinazione per i codici a barre, l'aver rifiutato Cronache Birmane di Delisle (autore che ho conosciuto proprio sulle pagine di lapin, 20 anni fa) la dicono lunga. Ma Menu è stato anche quello che stava lì, stava lì e teorizzava. 

Oggi alza la testa e si muove solo, fa una sua casa editrice APOCALYPSE, di questi tempi non riesco a prevedergli un lungo futuro, ma per questo credo che il primo libro glielo comprerò, per la sua ostinazione alla lotta.
Gli lascio la parola:
«Constatato che da quel momento mi era impossibile occuparmi del funzionamento dell'Association come facevo da solo da più di 5 anni, ho dato le mie dimissioni, dopo un plebiscito (...) lasciandomi alle spalle un'Utopia editoriale di 21 anni, di cui tutti sanno che sono io l'origine, e che l'ho portata a braccio per questi anni, contro venti e mareggiate...».

e parla della sua nuova casa editrice:

«Si chiamerà L'Apocalypse. Un nome che era il titolo evocato e poi abbandonato (perché faceva paura) per una rivista di Futuropolis nel 1990 (...) lavorerò con Etienne Robal, fondatore delle Edizioni Futuropolis (il solo e l'unico).» Ne vedremo le opere nel 2012 (anno adatto per una casa editrice con questo nome).
«pubblicherà fumetti, ma anche libri di disegno, testi, libri-oggetto e ogni tipo d'opera». «In questo senso assomiglierà alle mie prime aspirazioni polimorfe che non ha potuto essere L'Association  (...) il cui statuto che avevo redatto parlava nel 1990 di "cancellare le sbarre tra i diversi generi d'espressione“. L'Apocalypse sarà Rock'n'roll e sotto il segno del doppio».

Alla ricerca di una nuova avanguardia senza mediazioni "democratiche" con altri autori.

Ecco, di tutto questo mi rendo conto che è un flusso naturale, che forse entrambe queste case editrici non avranno 21 anni di vita davanti, ma solo dietro, e però spero che diventino due strade stimolanti, innovative e forti.
e spero che questi autori che amo, ora lontani, non si scannino. Dimostrino sempre la loro classe, anche nella lotta e nel contrasto più aspro. Le amicizie si frantumano per ideologie e passioni e lavoro, ma se da questi scontri e strappi nascono case editrici, fumetti, idee più libere, sarà la libertà della crescita e del tempo.

Buona avventura Association e Apocalypse... due nomi opposti, uno che unisce, l'altro dirompente, eppure sono certa, farete sempre buon fumetto. 

lunedì 3 ottobre 2011

RITARDO

È da giorni che penso a due temi che vorrei affrontare qua, meta-fumetto (due albi a confronto) e... Association, anzi, Menu. Menu fa pensare su temi importanti cattivi e buoni, gruppi e amicizie che finiscono, evoluzione del fumetto e di case editrici... Menu con le sue maglie a righe (giusto oggi ce l'ho anch'io una maglia a righe... c'è da dire che in Francia usa di più che qua...). Ma è tardi, devo tradurre dal francese, ne parlerò domani di Menu il folle e di Trondheim, David B...
Parlare di autori a cui voglio bene, a tutti, e che apprezzo tutti, e che però alcuni hanno più torto degli altri, o più ragione.
Dico che ne parlo domani e mi vien voglia di parlarne adesso, perché l'Association e tutti i suoi autori, è stato qualcosa di più che importante, di fondamentale nel fumetto europeo.
Allora mi fermo solo un attimo a premettere con una striscia dei Peanuts (chi altri può seminare tali stille di verità?... forse Calvin e Hobbes, forse Mafalda...) che esprime il succo della fine dell'Association. Poi certo, anche la crisi dell'editoria, la crisi e basta, che c'è anche in Francia, mica solo da noi, o in Grecia...
Siamo così.
Il mondo del fumetto non è esente dai mali dell'umanità. Meno evidenti e meno dannosi probabilmente che nel mondo della politica, questo sì.
Se l'Association è nata da un gruppo, la fine del gruppo nella sua unità, nella sua coesione, più che nella  presenza attiva di tutti, segna la fine dell'Association.
Nasceranno nuove cose, ma abbiamo perso un poco d'amore nel fumetto. Peccato.

Domani la parola a Menu.

peraltro vorrei segnalarvi l'uscita di ANIMAls 25 e notizie annesse...

lunedì 26 settembre 2011

LUNEDI' NERO

Il lunedì, tutti lo sanno, si fanno i post più importanti, quelli più visibili, più letti. 
Oggi è un lunedì in cui la notizia è importante, e tristissima, per il fumetto e per chi ha conosciuto Sergio. 

Sergio Bonelli, dopo breve malattia, è morto questa notte. 
Non è momento di coccodrilli. La vita di Sergio, che ha proseguito, sviluppato, reso forte l'opera del padre, creatore di Tex, e della madre, intelligente editrice, è piuttosto nota.
Basta andare su internet cercando e saprete tutto. Da amica (sì, lo so, è una parola grossa e probabilmente inadeguata), Sergio mi manca, anche se lo vedevo poco. 
È un anno di lutti. Non voglio elencarli o citarli. Mi stringe il cuore pensare che volevo chiedergli di firmare un po' di copie a Lucca, del libro che lo racconta, ci teneva a quella biografia, uscita in fondo con tante presentazioni ma poca enfasi.
Sergio era poco enfatico, ecco, questo lo voglio ricordare. Era un brontolone. Quando parlava di fumetti, invece che fare come tutti, che vantano i successi, la loro opera, e promettono un futuro, vedeva crisi, raccontava i cali di vendite, si immaginava inadeguato ai nuovi tempi, sbuffava, ma sempre con la passione per il fumetto. 
Alla sua onestà (virtù che di questi tempi è rara e più che mai preziosa) alzo un bicchiere. Un'onestà che non impediva sviste, ma le ammetteva, da comandante che ha da ridire su tutto, ma si sa umanamente imperfetto, per quanto grande nocchiero.
Sergio che ha viaggiato, esplorato, assaggiato tanto della vita, e non da ricco, da avventuriero, ha raggiunto molti suoi amici di avventure e fumetti, ma agli altri manca. 
Lo lascio in questa foto proprio con un bicchiere in mano (un dito appena, era molto morigerato), che amava condividere con noi. Sorrideva di rado, e solo con gli occhi, ecco perché è serio in queste immagini. Ma nell'ambiente dei fumetti si divertiva, anche quando sbuffava. 
Adiòs

sabato 24 settembre 2011

BREVE E ALIMENTARE

Oggi solo perché non sono a Treviso .
Cibo e fumetto assieme, è un'idea che sto covando da un annetto e forse si realizzerà.
D'altra parte la tavolata è un modo per incontrarsi, parlare, d'altra parte tavola sta per desco e per pagina di fumetti...

A Treviso si scoprono varie affinità tra disegnatori e cibo (non sarà la "panza"?) e basta ricordare gli spinaci di Braccio di ferro e i panini di Poldo.
Il cibo in casa Disney invece deve essere sempre qualcosa di non riconoscibile, a parte il divieto del pollo per Paperino (ai miei tempi non c'era), sono dunque quasi scomparsi spaghetti e altro. Forse, a parte l'insalata, esistono sono piattoni tipo stufato dal contenuto misterioso, panini, torte e gelati :) per essere internazionali così si fa... a parte le famose frittelle di nonna papera, nient'altro che le mele in pastella di cui parlo tra le varie cose nel mio librino "Merende e merendine" in uscita tra pochi giorni per Struwwelpeter .

Per il programma trevigiano rimando al loro sito. Per ricette e fumetti al mio blog , ma anche a quello di Massimiliano De Giovanni.

Poi penso. Al di là dei connubi classici, del cibo presente nei fumetti come consumo normale, c'è qualcosa che sento mi sfugge, ma sgranocchiare o divorare libri deve avere un nesso più profondo.
Intanto leggo il Blain che ha seguito l'arte di un cuoco, bellissimo, ma mi sfugge qualcosa... c'è un distacco.

E così, pensando che la cucina sia qualcosa di più "caldo" pubblico questa paginetta, sebbene non abbia mai amato Achille Talon, mi sembra che possa smuovere altro. Non so, ma mi ricorda un flash che ho di quando (verso i 5 anni), vidi un episodio televisivo di Giovanna, la nonna del Corsaro Nero , in cui cercando cibo, in un'isola semi-deserta, ogni pirata cacciava cose assurde nel pentolone... ricordi)

Per ora chiudo qua, che vorrei passare ad argomento assolutamente non cibesco, prossimamente, chissà...

giovedì 8 settembre 2011

ANTEPRIMA

tra poco vado a vedermi il film di Gipi, a Roma... poi vi dico...

Visto!

Certo che vedere i film con questa tensione dentro non è normale...
Come leggere i libri che ti hanno consigliato in dieci, ma di più, perché Gipi è amico ed è autore splendido!

Alllora si spengono le luci e nel buio parte la voce che hanno le persone che parlano alla radio nei collegamenti... e d entro dentro (ma la manina scatta figurine per voi aal cellulare, non per farvi vedere il film, ma per darvi sensazioni (nessuna rivelazione o spoiler), solo frammenti, nel buio.
Il film ha scene buie e scene campagnole nel sole e scene diurne con la luce strana delle strade.
A me non piace leggere le critiche prima, perciò dirò poco.





Dirò che l'inizio ti prende.
Che a volte il ritmo poi si è allentato (o ero io tesa per il Gipi, che dialtavo tempi?).
Che l'attore meglio di così non poteva essere.
Che vorrei scendessero gli alieni (quelli) perché mi sa che mi merito premi (ANIMAls che vende 50.000 copie, Berlusconi che svanisce, un poco rimbambito nella nebbia, cose così... magari anche un compagno di giochi, e i 7 chili che devo perdere, persi subito :))

Divago.
Ci sono cose molto inquietanti, crudeli, ma non va mai scordato lo sguardo ironico "eee, non prendertela tanto, in fondo è solo una cosa successsa 30 anni fa" (frase che non spoila finché non la sentite recitare).
C'è tanto.

La cosa più strana (non so se bella o brutta, ma strana) era vedere Gipi e Monti contemporaneamente.
L'uno sentimentale che fa un film sull'amore (come ha dichiarato) e l'altro che nell'intervista per ANIMAls 25 (in uscita a fine mese) dichiara "non mi pare d'aver mai parlato d'amore), l'uno di nebbie e segni vibranti, l'altro di nitori e segni costanti...
E sì, non solo nella faccia del protagonista, ma anche nel clima, nello spirito del film. Gipi non ha solo tratto ispirazione da Nessuno mi farà del male, è stato invaso da un clima, da un senso deell cose che non è suo, gli piace, ma è molto distante, poi ha fatto il film e i due spiriti si sono legati, fusi, confusi, accostati, alternati. una strana cosa che saprò meglio domani.

per ora il film è da vedere, mi piace se ne dite qualcosa qua.






(corsa dedicata ai 400 colpi di Truffaut, o a Manhattan di Woody Allen?)


O altrove, o semplicemente se lo vedete e lo tenete dentro. Che forse stiamo palando troppo, molto più di una volta. Invece ci serve il silenzio, anche Gipi lo sa, lo mette nel film ed un colpo di genio.
Lo metto anch'io. Il silenzio.















Per ora vediamo il film, ma io spero sempre che Gianni Alfonso Pacinotti, che firma il cinema così, torni ogni tanto a essere Gipi, per non perdere i suoi disegni, quell'alieno col cuore in mano...

lunedì 5 settembre 2011

FAME di FUMETTI (e di notizie)

Sì, la lettura è stimolante i succhi gastric, soprattutto se si tratta di gourmet.
I libri si divorano, è cosa nota.
Il cibo è cultura e, talvolta, avventura.

Ho un blog di letture e cucina.
allora ho fatto un post, spinta da dieta e da coincidenze: i ricordi.
Poi un altro a catena.

Nel primo parlo di Taniguchi, nel secondo di Ozu (lo so , è un regista, non un mangaka). Se vi va ve li leggete. (intanto mentre scrivo ho fame, è ora di cena e continuo la dieta).
Cerco in rete spinta dalla casualità (io credo molto nellcaso e assolutamente niente nel destino), le coincidenze mi affascinano e così le reazioni a catena.
Scopro un festival di cinema che si occupa di fumetto. Di più: ha fatto un concorso di fumetti.
È l'Ozu film festival. Il conorso è scaduto pochisismi giorni fa, ma mi piace tanto l'idea che ho voglia di parlarne.
Forse sono rincoglionita io, ma in rete, nei siti di fumetto, non ho letto di questo concorso (che non abbiano mandato notizie a Scuola di Fumetto la rivista non mi stupisce, non capita spesso). Perché sfuggono sempre tante cose, in un piccolo circuito specialistico come quello dle fumetto e con la rete che dovrebbe essere così attiva?

Boh, magari sono rincoglionita io. Ma quanti arrivano a iscriversi ai corsi online che teniamo quando sono già chiusi!
Allora lo dico qui ben chiaro: FACCIAMO CORSI ONLINE DI FUMETTO E SCENEGGIATURA, PER VARIE PREPARAZIONI E ETA',  ANCHE PER STUDENTI DI MEDIE E SUPERIORI.
Corsi che sono solo online e che potete seguire da casa agli orari che preferite!
Fatto l'annuncio mi sento più tranquilla.
Ma ripenso a Ozu, regista che amo tanto, al fumetto e al cinema, due arti diverse, ma che hanno tanto da scambiarsi. E penso che l'idea del concorso era bella: finali di film riscritti, cambiati e fatti a fumetto invece che in film. Geniale! volevo averla io...

Vabbe', è ora di andare.
Ho fame davvero e così metto un'altra immagine di Gourmet.
© Jiro Taniguchi
La cucina giapponese ben si sposa con il gusto italiano. Lo sa Massimiliano De Giovanni, che ha da tempo coltivato anche il gusto del palato, non solo quello dei fumetti.
Ora anche lui ha aperto un bellisismo blog. Tranquilli, non parla di fumetti, racconta storie e scrive ricette fantastiche (ne ho provate), facili e inusuali.
Inoltre posso rivelare uno scoop: Massi è anche disegnatore! E sì, in cucina non solo sceneggia, andate a vedere. e buon appetito!