sabato 10 marzo 2012

Mi ricordo...

Quando comprai il mio primo AlterLinus, alla stazione di Bologna, fu per una copertina del Garage Ermetico (credo), insomma Moebius. Non lo sapevo che era lo stesso di cui avevo letto con passione (mai più ritrovata) il Blueberry sul Corriere dei Piccoli. Un segno greve, selvatico, maschio e irto di tratteggi sporchi, una linea chiara, quasi femminea e limpida a creare volumi di cui si potevano intuire le ombre.
la sua Venezia è molto intelligente, la mancanza d'acqua sarà la sua morte.


Moebius, con doppia firma, doppio stile, doppio segno e doppie storie ha fatto parte di quel '68 del fumetto, quei cambiamenti che seguivi anche se potevi distaccartene, anche se non condividevi, erano.
Per me prattiana convinta, amante del segno spezzato della Nidasio, dei neri gocciolanti di Corto Maltese, Moebius era una strada diversa, che mi aiutò nelle difficoltà, soprattutto che cambiò la lettura.
Un nuovo pubblico arrivava al fumetto, un pubblico che prima non lo leggeva o lo aveva dimenticato, il vecchio pubblico non capiva, ma Moebius (e Bilala e altri, ma Moebius sopra a tutti) lo acchiappava alla gola col segno perfetto.
Moebius e il Giappone.

Di questo bisognerebbe parlare, Moebius e gli USA. Un uomo che mangiava frutta cruda, che raccontava storie improbabili, faceva al contempo storie di fantascienza, si alleava con vituperati supereroi, con manga allora ancora per ragazzini.
Aveva capito, o era goloso e saggiava tutto quello che la penna gli permetteva?
Davanti a Moebius spalanco gli occhi, tremo, non provo amore e partecipazione, venero. Capisco che è più in là, che ha sempre capito oltre, che forse non ha sfruttato a fondo a la sua capacità di capire e disegnare.
Moebius come un grande dio che galleggia nell'empireo del fumetto. Moebius come un anello infinito, una forma impossibile.
Moebius avanti, che dimostra la tavoletta grafica. 3 anni fa. pennino o tavoletta, carta o schermo, è lui che comanda.
Moebius come una vita umana resa rarefatta, resa china, tratto.
Infine ecco un disegno che gli dedico, solo per raccontare quella grande ombra che sempre ci ha seguiti dall'alto, a tutti, anche se non volevamo.

4 commenti:

  1. Brutto periodo per il western di carta.

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  2. Infine, fu Manara che ha fatto la transizione da Pratt e Moebius. No ?

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  3. Ciao Totoche! Sì, è come se improvvisamente finisse tutt'un'epoca e anche un fumetto, più o meno popolare... chissà.
    Ma dici bene, Ricordo Pratt che mi parlava di Manara (che era ancora agli inizi, epoca Scimmiotto o primo HP e Giuseppe Bergman) e diceva che Manara sempre si sarebbe visto che derivava da Moebius, ma per le storie , ancor più che per il segno, unì l'avventura di Pratt (che già si faceva onirica e libera) al Garage... sì, sarebbe interessante parlarne di più... grazie dello spunto.

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  4. Non sapevo con l'acquisto di "Jolanda di Almaviva" venerdì a la libreria italiana que avremmo questa discussione !

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