martedì 8 maggio 2012

Caffè e cuochi

vedo che aggiorna un po' male nel colonnino....
leggetevi questo grande ritorno del mio io culinario: http://cookandcomicbook.blogspot.it/2012/05/volte-ritornano.html

e poi orripilatevi per il visitatore nel cortile dello studio... (anche questo è disegno dal vero, cazzo, ho avvelenato la prima pantegana dal muso carino e dal pelo morbido.. ma enorme!)

domenica 6 maggio 2012

DISEGNARE DAL VERO – 1^ puntata


Mi ricordo, ero in quinta elementare.
(chissà se questa storia l'ho già scritta altrove, e sono rincoglionita). Per la prima volta (e unica) ci dissero:
domani disegnate dal vero. Perciò portatevi da casa una cosa che vi piace disegnare.
qui però ne ho 8 di anni...

Rientrai e raccontai a casa il compito: Devo far un disegno de copia dal vero! (a casa si parlava dialetto e nulla privò del mio linguaggio, se non, per vari anni, una lotta con le doppie).
La signora delle pulizie, che era anche una vicina di casa, con una figlia più o meno della mia età, con cui giocavo ogni tanto in corte, mi disse: Lauretta, gò mi na roba belissima, te la porto dopo, ti vedarà!
Scusate se lo scrivo male il mio pseudo-veneziano, ma i dialetti scritti sono un casino.
Venne la sera, portando un uccello di vetro, con una lunga coda, aveva dei colori gialli e rossi, dentro la superficie trasparente. Potrei disegnarvelo qua ora, da tanto lo ricordo!
Una cosa non troppo bella, ma soprattutto difficilissima da copiare: il vetro trasparente, le forme sfuggenti…
Solo nel pomeriggio del giorno dopo, tornando dopo l’impervio lavoro di copia del vero… e sì! Capii, parlando con mia mamma, perché mi aveva dato la statua difficile: “vero” è "vetro" in veneziano…

Copiare dal vero è una cosa strana e difficile, che non ho mai imparato del tutto, perché imparata troppo tardi.
Eppure la copia dal vero è fondamentale. E il vetro c’entra anche un po’, ma non come oggetto della copia, come attraversamento.

In prima media il professore di disegno ci fece copiare dal vero! (anche questa volta si trattava di vetro – ehehe – ma era una classica bottiglia).
Per spiegarci meglio che fosse la visione e la proiezione sul piano visivo, staccò una parte di finestra, telaio e vetro, e ci fece vedere che con un occhio chiuso, sul vetro, cole gesso, a ricalco si poteva disegnare la bottiglia.
C’è del vero, dunque, che nella copia dal vero anche il vetro conta…
Poi io disegnai la bottiglia come la sapevo, e lì il prof. Penzo mi fece capire la differenza fra preconcetto e visione: ero posizionata più in basso del punto d’appoggio, avevo disegnato l’idea di bottiglia!

E tutto questo, come mia prima puntata autobiografica, mi è cominciato a tornare in mente perché la copia dal vero, che oggi è tornata nelle strade, nei viaggi, sulle moleskine da infilare in tasca assieme al pennarello o agli acquerelli, la copia dal vero per una volta la insegno (fuori dai corsi di fumetto che tengo dal vero o online). 
Mi ci dedico tutti i giorni o quasi, con caffè a colazione, che non sempre è dal vero, a volte è ricordo, o fantasia.
Disegno di realtà, più ancora che dal vero. Non solo studio e documentazione, ma ricordo e pensiero sulle cose che vediamo.
disegnare caffè a colazione nelle osterie di Madrid è assai piacevole

È un’idea di Simo Capecchi (QUI scoprite tutto nel dettaglio). 

Lei “architetta” queste belle cose da fare in giro per il mondo con i suoi urban sketchers, e questa volta nella sua Napoli.
Simo conduce a guardare le strade, le case, gli elementi architettonici legati alla vita pulsante, a figure che passano, a anche a tetti, nuvole e vesuvi. Caroline Peyron fa esplorare il Museo Archeologico, meraviglia dei frammenti di statue come carne, di capitelli e vasi come storia. Io starò dove la gente è tanta. Un rubare dal vero (e senza vetri in mezzo), un fantasticare su quello che si vede. Mettersi in gioco. Guardare è solo il primo passo, meglio togliersi gli occhiali (sono di vetro).

P.S. il workshop è internazionale, siore e siori qui si parlano tutte le lingue: italiano, inglese, francese, spagnolo… e anche napoletano e veneziano!

giovedì 26 aprile 2012

Ci sarò

La prima volta che andai a Napoli per i fumetti, era 25 anni fa. Allora non c'era il Comicon, AlinoAlinaClaudioAlessandroAntonio manco erano nati... be' scherzo, ma erano piccini 25 anni fa, mica come me...
Allora ero un 'opsite di straforo... ma c'erano Loustal, Micheluzzi, Giardino, Manara, il piccolo Bacilieri e Andrea Pazienza. Andrea dipinse in una performance rimasta storica, sul muro di un padiglione della Fiera d'Oltremare, dove si svolgeva la mostra mercato  (più mostra che mercato).

Sono passati 25 anni e da tanti (son 10 , vero?) È il Comicon che ha portato il fumetto a Napoli, con meno fondi di quelli di allora, a occhio e croce, ma molta passione etanta consocenza del fumetto.
Dopo tanti anni di castello, la grande massa di pubblico (e di allegri e scellerati cosplay, lasciatemelo dire), ha fatto sì che si sia reso necessario scendere al mare.
Il castello dirondello di mancherà.

Mancherà la salita dal mercato, e la scalinatella fatta con Ivan Brun, fino a Sant Elmo, e il pesaggio vastissimo dall'alto. Ma il Castello era anche, in questi anni in cui non si poteva più salire alla piazza d'armi che mi ricordava i telefilm di Zorro, umido e gelido e pieno di spifferi, mentre fuori il sole scaldava i belli e quelli che se ne fragavano dei fumetti.
Perciò io sono certa che la nuova svolta, a fronte mare, andrà bene, e poi abbiamo un buon auspicio.
Il murale di Andrea Pazienza è stato restaurato, e se lo tenevano segreto, ma i comicon hanno conquistato che si aprisse e si potrà visitare!
Non resta che trovare un nuovo artista che lasci il segno, e piano piano conquisteremo la Fiera d'Oltremare al fumetto... perché non chiederlo a  MP5?
vabbè, c'ho provato.

Comunque lo stand ComicOut c'è (e si vendono scontati anche i libri Coniglio/Struwwelpeter), ci trovate all'E10. Io sarò là quasi sempre, parlo, vendo, dedico, offro taralli... ma non fatemi cntare che sono stonata! :D

Sabato alle 16 un bell'incontro su ComicOut e sulla scuola di fumetto online!
E poi amici e incontri e l'arte del fumetto...

mercoledì 25 aprile 2012

la vipera se ne va...

Da circa un anno sia qui che su ComicOut, mi capita troppo spesso di parlare di morti.
Il che ha un unico significato: invecchio. Sono entrata in quell'età in cui si hanno amici coetanei e più vecchi tra i quali la signora con la falce colpisce, più spesso sotto forma di tumore.
Decido di parlarne qua, e non su ComicOut dove ne parla l'editore e amico Francesco Coniglio. Il mio poi è ricordo più personale che professionale, forse.

Tempo fa evitavo di parlare degli autori che morivano, oggi mi pare inevitabile, invecchio.

Oggi ho appena saputo della morte avvenuta il 23 aprile, due giorni fa, di un amico spagnolo: José Maria Berenguer. Magro e sorridente, sempre con la sigaretta tra le dita. Aveva gli occhi più ridenti che ricordi ed era persona simpatica e intelligente. Ma se fosse per questo non lo ricorderei qui, e so che molti di voi staranno digitando freneticamente il suo nome per capire di chi parlo. 

José Maria fu il fondatore de «El Vìbora», una delle ultime riviste di fumetto che hanno lottato per vivere, e una delle più longeve. Fondata nel '79 io me la ricordo, la sfogliavo con mani curiose nell'80 alla libreria di Gianni Berti, Le Nuvole Parlanti, a Milano, in via Canonica. Libreria meravigliosa, che ci apriva la conoscenza del fumetto francese, spagnolo, americano d'autore. 


"Vipera" mordace, guizzante, velenosa e rivoluzionaria, un pre-Frigidaire (ora Scòzzari si incazzerà, ma lì trovavano spazio storie avventurose e demenziali, libere anche nel sesso oltre che nelle idee). 



«El Vibora» lanciò autori spagnoli importanti, ma guardava anche agli altri Paesi. C'era voluta la morte di Franco e la fine della sua dittatura, perché gli spagnoli potessero pubblicare cose come questa, ma proprio per quegli anni di censura e silenzio, lo fecero con più energia e impegno. Berenguer faceva parte di quella generazione: "Él sabía que, de su generación, él era un superviviente, un testigo, porque muchos de sus compañeros se quedaron en los años 70 y 90. Sabía que era un hombre afortunado, que pudo hacer la vida que le dio la gana y eso le permitió afrontar la muerte de una manera admirable, con tranquilidad y con satisfacción". (Hernán Migoya, collaboratore e amico)
Editore underground, alternativo, indipendente, negli anni 70 aveva vissuto negli Stati Uniti, conoscendo di persona la scena underground, e portandone in Spagna l'energia, la politica e la spudoratezza. Dopo «El Vìbora» pubblicò la rivista erotica e ridente «Kiss», che fu un grande successo editoriale. Meno di 10 anni fa le edicole spagnole la esponevano in bella vista anche con i suoi numeri arretrati (con mia grande meraviglia, in confronto alla scena italiana). Ma già José Maria parlava di crisi: l'età dei lettori di fumetti, mi diceva, si interrompeva dopo i 30, 35 al massimo... si sposavano, lavoravano, non avevano più tempo per leggere. Difficile seguire le sempre nuove generazioni.

Fu così che «El Vìbora» chiuse nel dicembre 2004. Proseguirono però le pubblicazioni della casa editrice La Cùpula. Del 2005 la rivista «Claro que sì còmics». Oggi, senza José Maria, il fumetto spagnolo ha perso la sua radice, la sua radice vivace e sempre alla ricerca del nuovo e dello straordinario. 

È ben visibile come termini, in questi anni, una generazione che ha fatto il fumetto degli anni 70, quello che aveva cambiato il modo e il pubblico. Generazione che in buona parte ha contribuito al fumetto di oggi, a questa benedetta graphic novel, al fumetto d'autore in libreria, alla possibilità di usare il fumetto in modi diversi.
Perciò, se prima non sapevate chi era José Maria Berenguer, ora non avete scuse... digitate il suo nome e quello delle sue riviste, ha fatto lui il fumetto di oggi.

Il primo in alto a sinistra, José Maria con la sua giovane redazione, alla fine dell'avventura de El Vibora


caffè del 24

vento e città vuota

domenica 22 aprile 2012

A NAPOLI! (1)

Napoli mi piace. Non lo dico per piaggeria, lo sanno i miei amici.
Un'altra cosa che mi piace è disegnare le cose che vedo. Non lo faccio poi spesso per strada, per motivi di tempo. Si corre, si corre... e resta solo il flash del ricordo, spesso, che cerco di riportare alla carta, come questa scena, proprio a Napoli quasi due anni fa (mamma mia come passa il tempo!).
Erano i giorni del Comicon, e il Comicon torna presto, prestissimo, il prossimo weekend. Sarò là da sabato mattina (anzi, da venerdì, con pure una lezione all'Accademia e alla scuola del fumetto). Sarò allo STAND E10, e insomma ci saranno un po' di novità con ComicOut e Scuola di Fumetto e Valentina Mela Verde... e sabato pomeriggio pure un incontro-lezione... ma ve ne parlerò.

Quello che adesso volevo dire è che a Napoli ci torno a fine maggio :) (riuscissi anche a fare un salto a Procida potrei rigustarmi la deliziosa insalata di limoni procidani di cui avevo parlato qua).
Ecco, per dire, a Procida, visto che ero in viaggio, un po' di tempo per disegnare dal vero l'avevo trovato...

Per me disegnare dal vero è – speso – raccontare  storie in un'immagine. Non sono fumetti, lo so, ma poi questo mio "fare diario" di quello che mi circonda (e del mio sentire) è diventato anche sequenza, sia nel tlog caffè a colazione sia nell'omonimo libro, ma è proprio che se mi dici disegnami qualcosa non so che cosa disegnarti, invece se guardo o penso al mondo attorno di cose e storie ce ne sono.

Ecco.

A Napoli a fine mese di fa un bello workshop su questo, sul disegnare per strada e in giro. Due sono grandi maestre in questo senso, Simo Capecchi, architetta napoletana e importante urban sketcher, che insegnerà a guardare e disegnare le architetture. Caroline Pyron artista del frammento, che farà vedere con occhio diverso e reinterpretare l'arte e io, che più che altro vorrei dare "orecchio" ai disegnatori. La vita è piena di fatti, magici, ridicoli, drammatici, reali... tutti fanno parte di storie più grandi. Un disegno può essere un tassello per sentirne il gusto, il profumo, senza sapere magari come andrà a finire... o magari immaginandolo.
Le strade di Napoli, i mercati, i caffè, sono crocevia di racconti da ricreare su carta.
Tutte le info per il corso sono QUI e QUI, spero che tra il 24 e il 27 maggio ci saranno seduti assieme a me, molti disegnatori curiosi, pronti a creare una nuova rete di racconti (si parla english, français, español e italiano! e si disegna in tutte le lingue).

venerdì 20 aprile 2012